PRESENTAZIONE
L’iW Istituto Winnicott (Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Età Evolutiva), con il suo Corso di Psicoterapia Psicoanalitica del Bambino, dell’Adolescente e della Coppia, si occupa della formazione di Psicoterapeuti con un approccio psicodinamico e psicoanalitico nel campo della salute mentale in età evolutiva, coadiuvato in questo dalla Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Infanzia, dell’Adolescenza e della Coppia (SIPsIA) con cui collabora a stretto contatto. L’attività dell’iW Istituto Winnicott si svolge su diversi piani: Formazione, Clinica, Prevenzione e Informazione.
Intervenendo sul mondo interno del paziente e sulle sue emozioni con una metodologia psicoanalitica, è possibile rielaborare i nodi profondi che hanno in qualche modo impedito il normale percorso di crescita.
Questo richiede una particolare e profonda preparazione degli operatori, psicologi o medici e psicoterapeuti, che devono entrare in una relazione psicoaffettiva significativa e profonda con bambini, genitori, insegnanti, educatori e quanti altri operino per l’infanzia.
La nostra Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica del Bambino, dell’Adolescente e della Coppia – dal 1994 riconosciuta dal MURST – a tutto ciò si è particolarmente dedicata, fin dalle sue origini, avendo cura a formare psicoterapeuti ben preparati, in grado di prendersi cura con passione e competenza del soggetto in età evolutiva e della sua famiglia in difficoltà.
IL LAVORO CLINICO CON I BAMBINI, GLI ADOLESCENTI E LA COPPIA GENITORIALE. INTERVENTI TERAPEUTICI E DI PREVENZIONE
L’iW Istituto Winnicott svolge inoltre un’attività di ricerca sia sul piano diagnostico e terapeutico con i bambini, gli adolescenti ed i loro genitori sia un’attività di prevenzione attraverso il lavoro con i genitori.
Svolge anche interventi per la formazione di insegnanti di ogni ordine e grado, di operatori sociali, di pediatri, di personale sanitario per l’età evolutiva ecc., permettendo una sensibilizzazione degli operatori a queste problematiche e una loro migliore e precocissima capacità di diagnosi o intervento del disagio psichico con il bambino e l’adolescente.
L’attività di informazione e sensibilizzazione a questi temi si manifesta con un’intensa attività scientifica che l’iW Istituto Winnicott promuove organizzando seminari, workshop, convegni sia in presenza sia online.
Il lavoro clinico con i bambini da 0 ai 6 anni
Il periodo di vita che va dalla nascita all’inizio della fase di latenza (tra i sei e i sette anni) costituisce per ogni essere umano l’incipit di un percorso che molto risentirà delle esperienze che il piccolo venuto alla luce incontrerà nel suo cammino, nell’ambiente psico-affettivo in cui viene accolto.
Le esperienze che il neonato andrà acquisendo a stretto contatto con l’ambiente primario che necessariamente si dovrà prendere cura di lui (a motivo della totale dipendenza iniziale), la qualità di queste cure (dalla capacità dell’ambiente/madre di riconoscere, accogliere e rispondere ai bisogni del bambino) unitamente alle sue innate potenzialità daranno inizio alla costruzione del proprio Sé, in continua evoluzione verso la separazione e l’individuazione verso la maturazione psichica.
Il potenziale ereditario di un bambino, che naturalmente tende all’accrescimento ed allo sviluppo, necessita di essere supportato da una qualità delle cure che assicuri continuità, stabilità, affidabilità, coerenza e contatto psico-affettivo profondo con le figure adulte emotivamente per lui significative. Tutto ciò permetterà al bambino di affrancarsi dalla condizione di dipendenza assoluta, in cui è predominante la dimensione corporea con le sue priorità sensoriali e percettive, per favorire lo sviluppo di un Io in grado di integrare via via le esperienze all’interno della propria personalità, di stabilire rapporti con l’altro, di mettere in moto la tendenza verso il senso di esistere (Winnicott, 1962).
La crescita fisica, quindi, va di pari passo, se date condizioni ambientali “sufficientemente buone”, alla crescita psichica. Questa implica, però, la formazione di uno spazio psichico interno, che gradualmente evolva e si consolidi sulla base di esperienze affettivo-emotive positive e gratificanti che dovranno essere offerte dall’adulto.
Questo delicato intrecciarsi di componenti somatiche e psichiche incontra spesso ostacoli nel suo percorso, dato il delicato periodo che caratterizza i primi anni di vita, in cui il bambino è sottoposto ad uno sforzo incredibile, a motivo dell’accelerazione strabiliante impressa al suo ritmo di crescita.
In circa dodici mesi un bambino, totalmente dipendente alla nascita, è in grado di camminare, di iniziare a parlare, di raggiungere alcune autonomie, di distinguere ciò che appartiene a sé da ciò che appartiene all’altro, di iniziare a riconoscere ciò che si può fare e ciò che gli viene impedito ecc., in un crescendo vertiginoso che lo vede sempre più proteso verso la realtà esterna e la sua conquista.
Tutto ciò implica che si sia potuto dare inizio ad un buon processo di integrazione, come sopra accennato, in cui la componente somatica, mentale e psichica abbiano potuto godere tutte di una adeguata e sintonica sollecitazione, per uno sviluppo armonico della personalità che va così delineandosi.
È possibile assistere alla presenza di lievi disarmonie nel progredire delle varie tappe evolutive, che non intralciano però significativamente il regolare cammino di crescita: frequentemente tali disarmonie – persistenti nel tempo e/o ingravescenti, sia ad espressione corporea che mentale o psichica – stanno a segnalare la rottura di questo delicato e vulnerabile equilibrio, quando non anche l’assenza di un iniziale processo di integrazione. Ed ecco, allora, l’anoressia del lattante, la selettività severa nell’alimentazione, i disturbi del sonno, il ritardo del linguaggio, la balbuzie, l’ipereccitabilità, il disturbo del comportamento, del controllo sfinteriale, la difficoltà relazionale, l’inibizione intellettiva, l’isolamento, la sintomatologia autistica, la dermatite, l’alopecia, l’asma ecc., tutti segnali di un disagio profondo che, con modalità diverse, trova le vie più svariate di espressione, segnale di una sofferenza profonda non consapevole e non riconoscibile.
Il lavoro clinico ad orientamento psicodinamico – psicodiagnostico e psicoterapeutico – con i bambini nelle prime fasce di età, rappresenta sia un indispensabile strumento preventivo di una patologia più grave nel procedere della crescita sia un efficace strumento di cura nei casi in cui sia presente un’alterazione del normale percorso evolutivo, quando non anche una sua drammatica interruzione o un suo inizio dolorosamente mai realmente avviato.
Tutto ciò implica un intenso lavoro con il bambino ma anche con i suoi genitori e con l’ambiente in cui il bambino è inserito (famiglia, scuola, altre istituzioni sociali ecc.), perché possa essere ristabilita una rete di sostegno globale, che permetta al piccolo di riprendere il cammino evolutivo, in tutte le sue valenze: cognitive, creative, fisiche e psicoaffettive, per una vita degna di essere vissuta pienamente.
Il bambino di oggi sarà l’uomo di domani e un bambino – con la sua famiglia – aiutato oggi potrà domani essere elemento importante di crescita e di sviluppo per le future generazioni: l’investimento di oggi, a costi (materiali e psichici) contenuti, maturerà i suoi frutti in un futuro più libero da impegni gravosi sia per l’individuo sia per la società.
Il lavoro clinico con i bambini in età di latenza
Periodo di latenza è l’espressione usata da Sigmund Freud per indicare un tempo segnato dal declino del complesso di Edipo e spiegato nei termini di un’impossibilità interna dovuta alla discordanza tra la struttura edipica e l’immaturità biologica.
La latenza, in quanto tempo della crescita psichica che va dalla prima infanzia alla pubertà, è un periodo di rimozione e rielaborazione delle fantasie e dei conflitti che accompagnano lo sviluppo pulsionale della prima infanzia, una rielaborazione in funzione di nuovi scopi. È un tempo di trasformazione degli investimenti oggettuali in identificazioni con i genitori. La messa in latenza della conflittualità edipica libera un’enorme quantità di energia psichica che viene ad allargare non solo le competenze del bambino in relazione alla sua nuova posizione nella realtà sociale e culturale: non si tratta soltanto di un adattamento comportamentale convenzionale al mondo esterno ma di una vera trasformazione della realtà psichica. I processi che si realizzano in questa fase sono centrali per comprendere e spiegare alcuni aspetti della psicopatologia dell’adolescenza e dell’età adulta.
L’integrazione dell’Io, la concomitante riorganizzazione delle difese, il radicale cambiamento delle funzioni cognitive, la strutturazione dell’istanza Super-Io/Ideale dell’Io, il consolidamento dell’identità di genere, l’ampliamento e la diversificazione del mondo sociale e culturale possono procedere in modo disomogeneo ma tendono alla convergenza. Il bambino è impegnato contemporaneamente in molteplici compiti psichici e non tutti procedono allo stesso ritmo e con la medesima stabilità di organizzazione.
La consapevolezza e valorizzazione di sé, per esempio, si acquisisce anche attraverso l’esperienza dell’essere in gruppo, tanto che uno dei maggiori indici di disagio è la difficoltà a stabilire legami con il gruppo dei pari.
La motivazione manifesta più frequente nella richiesta di consultazione in età di latenza riguarda i disturbi nell’area dell’apprendimento e del comportamento: gli insegnanti segnalano, per esempio, difficoltà di concentrazione e socializzazione. Dal nostro punto di vista, quando non siamo alla presenza di danno organico accertato, possiamo – in termini generali – leggere questa segnalazione degli insegnanti e dei genitori come una difficoltà (se non una franca impossibilità) del bambino a mettere in latenza le angosce, i conflitti e le modalità di funzionamento psichico che accompagnano lo sviluppo della prima infanzia.
Il lavoro cognitivo di affrancamento dalla logica pre-operatoria e di rinuncia al funzionamento percettivo in favore delle operazioni mentali astratte e della loro reversibilità è simile al lavoro psichico della rimozione e dell’identificazione. È, tuttavia, altrettanto reale e vediamo con estrema frequenza nella clinica in età di latenza come la patologia psichica precoce costituisca un ostacolo per il pieno uso delle facoltà cognitive, come accade con le inibizioni intellettive.
Le posizioni ottimali, soprattutto durante l’infanzia, sono alternativamente raggiunte, perdute e ripristinate. Vi sono tuttavia situazioni dove l’impossibilità a mettere in latenza si evidenzia attraverso comportamenti caratterizzati dalla persistenza di atteggiamenti e fantasie onnipotenti che si scontrano con la realtà. Il registro inesauribile del danno narcisistico invade i processi di sviluppo e ostacola i conseguimenti più importanti per un bambino in età di latenza: il distacco dai genitori, i processi di apprendimento, il confronto e la condivisione con il gruppo dei coetanei.
Quando un bambino arriva da noi a sette, otto, nove anni di età, sappiamo che si trova in difficoltà e sappiamo anche di non avere molto tempo a disposizione; pensiamo alle conseguenze dell’avvio della pubertà se non è stato sufficiente il supporto del lavoro psichico della latenza e della sua funzione regolatrice; temiamo, forse, che le esigenze che il corpo impone alla psiche sovrastino le capacità del bambino e dell’ambiente.
In un contesto di questo tipo, diventa fondamentale la formazione dei nostri Specializzandi riguardante il training teorico-clinico (supervisionato da un docente) per arrivare all’elaborazione del progetto terapeutico in età evolutiva. Un progetto può divenire terapeutico e riparativo soltanto a partire da un’attenta e costante valutazione che tenga conto delle risorse e dei limiti del bambino, dei genitori e del terapeuta stesso. Detto in altri termini, non possiamo non interrogarci su quali siano le vie percorribili per favorire il lavoro psichico della messa in latenza, risincronizzando il tempo anagrafico con quello dell’evoluzione interna, al meglio delle risorse che abbiamo a disposizione.
La nostra scuola articola la tradizione con i più recenti sviluppi nel campo della psicoanalisi, della psicologia dell’età evolutiva e delle neuroscienze, in modo tale da fornire agli allievi strumenti teorico-clinici indispensabili per la comprensione, l’approfondimento e il trattamento psicoterapeutico dei bambini in età di latenza.
Il lavoro clinico con la coppia e la famiglia
Il concetto che sta alla base del nostro approccio terapeutico è il seguente: un individuo diventa un adulto affettivamente, moralmente e socialmente sano attraverso un processo di crescita all’interno di legami di dipendenza reciproca fra soggetti, differenti fra loro, ma legati da un patto di mutuo scambio, ossia la famiglia. Di fronte ad un quadro clinico psicopatologico del bambino o dell’adolescente, ci rivolgiamo, dunque, al nucleo familiare, in particolare alla coppia dei genitori, per favorire la ripresa e la funzionalità dei legami di base, perciò – fra gli scopi formativi del nostro Corso – è previsto l’insegnamento della psicoterapia della coppia, genitoriale e coniugale, come complemento della formazione dello psicoterapeuta di bambini e adolescenti.
L’attenzione all’ambiente affettivo, entro cui il bambino e l’adolescente crescono, è infatti in linea con gli insegnamenti di Donald W. Winnicott, che per primo ha evidenziato il complesso intreccio di relazioni fra la nuova famiglia e le famiglie d’origine, mediato dal legame di coppia dei genitori e il figlio. La famiglia, infatti, è il risultato di una coppia che ha dato vita alla nuova generazione e che si fa carico di farla crescere fino all’autonomia affettiva, morale e sociale.
«I bambini sono realmente molto sensibili al rapporto fra i genitori e, se tutto va bene “dietro le quinte”, per così dire, il bambino è il primo ad apprezzarlo e tende a mostrare questo apprezzamento nel trovare la vita più facile, nell’essere più contento e nell’essere più facile da trattare”» (Winnicott, 1945).
La funzione più importante che la famiglia svolge (anche in nome e per conto della società), definita da Winnicott (1967) “capacità di preoccuparsi in azione (going concern)”, può essere carente, deficitaria, distorta e a questo fa riscontro un ammalarsi psichico del figlio. Alla base del senso di sicurezza sociale di un individuo adulto c’è il sentimento di sicurezza affettiva che il bambino sperimenta in famiglia e che poi si estenderà ad una socialità più ampia.
Tutti i fenomeni di psicopatologia della età evolutiva hanno una attinenza con il nucleo familiare e generano nuovo malessere a catena; se non si fa prevenzione, questi fenomeni hanno nel tempo costi molto alti per la società nel suo insieme: sia in termini economici che di costi sociali.
La famiglia, dunque, in particolare la coppia dei genitori, è la più importante risorsa per operare un processo di cura e di recupero.
Lo scopo che ci prefiggiamo, proponendo un percorso di psicoterapia psicoanalitica alla coppia o alla famiglia, è di ridurre – nel più breve tempo possibile – gli effetti negativi di uno stato psicopatologico del minore evitandone il consolidamento nel giovane in crescita.
Molte sono oggi le situazioni a rischio psicopatologico, a partire già dai primi momenti di formazione di un nuovo nucleo familiare: ci riferiamo ad esempio alle problematiche della sterilità di coppia, alle pratiche di procreatività assistita, alle adozioni, ma anche alla sintomatologia della gravidanza e alle problematiche del parto e del post partum. Rivolgiamo una particolare attenzione specialmente alle prime fasi della costruzione del legame fra madre e bambino nei primi mesi di vita, secondo la logica che “chi ben comincia è a metà dell’opera”.
In questo ambito, il nostro gruppo di lavoro vanta un’eccellenza, basata su una più che trentennale esperienza di intervento su una ampia casistica di neonati affetti da sintomi psicosomatici, dove un accurato trattamento precoce con madre e padre ha portato ad una totale remissione dei sintomi.
Vi è poi una vasta casistica di situazioni familiari particolari da non dimenticare come le famiglie monoparentali, i genitori separati, le famiglie multi parentali o ricostituite, i genitori con problematiche di assunzione di droghe, i comportamenti antisociali degli adolescenti, le famiglie violente. Anche in questi casi i nostri psicoterapeuti e la loro capacità di fare rete con i colleghi e con specialisti di altri settori (dal sociale allo scolastico) hanno permesso di creare le basi per un futuro di sano sviluppo per bambini ed adolescenti e le loro famiglie.