Il lavoro clinico con i bambini in età di latenza
“Periodo di latenza” è l’espressione usata da Sigmund Freud per indicare il tempo segnato dal declino del complesso di Edipo. La latenza – dalla prima infanzia alla pubertà – è un periodo di rimozione e rielaborazione delle fantasie e dei conflitti dello sviluppo pulsionale precoce, in funzione di nuovi scopi, e un tempo di trasformazione degli investimenti oggettuali in identificazioni con i genitori.
La messa in latenza libera energia psichica che amplia le competenze del bambino nella realtà sociale e culturale. I processi di questa fase – integrazione dell’Io, riorganizzazione delle difese, cambiamento delle funzioni cognitive, strutturazione del Super-Io, consolidamento dell’identità di genere – sono centrali per comprendere la psicopatologia dell’adolescenza e dell’età adulta.
La richiesta di consultazione in età di latenza riguarda più frequentemente disturbi dell’apprendimento e del comportamento. In assenza di danno organico, possiamo leggere queste segnalazioni come difficoltà a mettere in latenza le angosce e i conflitti della prima infanzia. La nostra scuola articola la tradizione con i più recenti sviluppi della psicoanalisi, della psicologia dell’età evolutiva e delle neuroscienze, fornendo strumenti teorico-clinici per la comprensione e il trattamento dei bambini in età di latenza.